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Tesi e Articoli degli Educatori Professionali
Doppia diagnosi : La comorbilità psicopatologica nella doppia diagnosi [SEGNALATO DA ANEP]
Inviato da Sonia Grisotto il 29/1/2010 22:20:00 (725 letture)
Doppia diagnosi

SEGNALATO DA ANEP

Nel trattare il fenomeno “doppia diagnosi”, il mio intento è quello di analizzare il significato che esso assume per la figura dell’educatore professionale, che si trova a lavorare con soggetti a cui spesso viene applicata questa etichetta.
In questo lavoro mi occuperò di analizzare come, operativamente, l’educatore professionale ha la necessità di andare oltre alla diagnosi, per incontrare queste persone e la loro sofferenza.

In particolare, verranno esaminate le peculiarità di questa tipologia di utenza e gli interrogativi che essa pone rispetto al trattamento, ma anche, più in generale a livello di significato di concetti quali “guarigione”, “cronicità” e “fallimento terapeutico”.

L’attenzione sarà focalizzata sulle modalità operative, messe in atto dall’educatore professionale, nella costruzione di percorsi possibili per questi pazienti, che presentano un quadro estremamente complesso.
Nella prima parte, dopo aver definito il concetto e quelli che sono i significati che ad esso sottendono, operando una riflessione critica della loro applicazione, ho analizzato le varie ipotesi di spiegazione e classificazione che fino ad oggi sono state date.



Ho, quindi, proseguito indagando i disturbi psichiatrici maggiormente implicati e le loro connessioni con le diverse sostanze, per poi concludere con la spiegazione che da Rigliano di “doppia diagnosi” quale “metastruttura”.
Nella seconda parte mi sono occupata di definire le caratteristiche specifiche del paziente in doppia diagnosi e le problematiche che emergono dalla complessità del suo quadro.

Per fare questo, sono partita dal racconto di due storie di pazienti, che ho avuto modo di conoscere nel corso di uno stage svolto, nei due mesi precedenti la stesura di questo lavoro, presso il Centro Terapeutico “Villa Argentina” di Lugano.
Partendo dalla specificità, e in particolare dai bisogni, del paziente, ho, quindi, analizzato i percorsi riabil itativi e gli obiettivi che è possibile ipotizzare.

Nella terza parte ho puntato il focus sulla soluzione residenziale, in particolare sull’evoluzione che ha subito, a seguito dell’incontro con questo tipo di paziente, per poi arrivare al lavoro che svolge oggi nel trattamento di questi soggetti.
Un esempio in questo campo è il Centro Terapeutico “Villa Argentina” di cui ho analizzato i modelli metodologici.
Ho posto particolare attenzione all’integrazione interna, con il modello operativo dell’ “integrazione funzionale” di Zapparoli, nonché al lavoro di rete, necessario per quello che sarà il futuro di questi soggetti, una volta dimessi dalla Comunità.
Nella quarta e ultima parte mi sono occupata di quelle che sono le risorse, gli strumenti e le problematiche del lavoro dell’educatore professionale con questa utenza, portando la testimonianza di un educatore che lavora in questo ambito e proponendo delle riflessioni personali.
Il lavoro, in ogni sua parte, è il frutto dell’interesse a conoscere la realtà della “doppia
diagnosi”, nei termini di persone in estrema difficoltà e disagio e per le quali l’incontro
con l’educatore professionale acquista un grande significato.

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